Corteo per la Legalità, “Siracusa non è un cesto di mele marce” ma una “cornucopia” di risorse positive

Per alcuni si sarebbe registrato lo sventolio di troppe bandiere, che però non hanno offuscato il fine della manifestazione: rivendicare "Siracusa Libera" dalle mafie, dall'illegalità

 

Siracusa- La legalità non ha bandiere, anche se alla marcia di ieri, organizzata a Siracusa, ne sventolavano tante, forse troppe e probabilmente da postazioni sbagliate. A detta  di alcuni presenti, che lo affermavano però a denti stretti, per non svilire il senso della manifestazione, in testa al corteo avrebbero dovuto esserci le associazioni di volontariato, antiracket e antiusura e quelle di categoria: praticamente le forze “civiche” che agiscono dal basso, e da cui è partito il vero input.   A seguire si sarebbero dovuti disporre i sindacati ed infine la politica, per i loro indubbi ruoli strategici nella difesa del valore “occupazione”.

Al di là di un protocollo ideale o idealizzato sulla “gestione delle presenze”, che è apparso “sovvertito”, da qualche “smania di protagonismo” apparentemente  soddisfatta, la marcia per la legalità è stata  comunque un clamoroso successo.Espressione tangibile che Siracusa non è un cesto di “mele marce”, bensì una ricca e variegata cornucopia di risorse positive e di cittadini che ci mettono la “faccia”. Un esercito che usa” armi” di coinvolgimento di massa, come la solidarieta’, il rispetto delle regole, la compartecipazione e scende in piazza per il riscatto del territorio. Fa fronte comune per sottrarsi alla morsa della criminalità,che fa sentire la sua presenza a suon di botti:  quelli delle bombe carta esplose, di recente, ad ogni ora del giorno e della notte.
Forte e chiara, dunque, è stata l’eco che ha rivendicato “libertà”: libertà d’impresa e di commercio, libertà di rimanere in un ambiente sicuro, libertà di rompere il muro di silenzio, attraverso il quale un tempo le associazioni a delinquere edificavano i loro “affari” e contro cui oggi fortunatamente frantumano i loro disegni di “sottomissione”.
A sfilare tra la gente comune anche il giornalista “antimafia” Paolo Borrometi, direttore del giornale online La Spia, destinatario di minacce di morte perché sfida ordinariamente l’anonimato di certi personaggi coinvolti in traffici illeciti, dando loro attraverso foto-documenti un nome e un volto.  “Non sono un simbolo, non sono un eroe- ha detto- faccio solo il mio dovere di giornalista. Io non sono le minacce che ricevo, ma le inchieste che conduco”.
Il cordone umano, che ha percorso da Piazza Santa Lucia, Corso Gelone e poi tutta la zona Umbertina, si è sciolto in serata davanti la sede della Prefettura, in Piazza Archimede. Qui, le bandiere sono state abbassate e gli sguardi dei manifestanti hanno espresso compiacimento: la città in qualità, non con i numeri, ha risposto,  dimostrando di  non voler chinare la testa e di non voler tornare ad un passato dove a scandire la quotidianità erano l’illegalità, la sottomissione, la sudditanza.
Siracusa è e vuole continuare a sentirsi libera, di essere e di essere vissuta come una “grande bellezza”, di cui ogni cittadino sceso in piazza ieri ne è stato tedoforo.

Mascia Quadarella

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