La mamma di Renzo Formosa: “Nessuno mi restituirà mio figlio, ma per la sua morte assurda voglio giustizia”

In vista dell'udienza preliminare del 13 febbraio del procedimento, che chiarirà dinamica e aspetti oscuri dell'incidente in cui il quindicenne siracusano rimase vittima, i genitori chiedono che vengano assicurati alla giustizia gli eventuali responsabili. "La nostra vita è finita assieme a quella di Renzo, sopravviviamo perchè abbiamo un altro figlio da crescere"

Siracusa- Sono distrutti nel profondo dell’anima Lucia e Giulio, i genitori di Renzo Formosa, il quindicenne siracusano rimasto vittima di un terribile incidente stradale, il 21 aprile dello scorso anno, in prossimità del curvone di via Bartolomeo Cannizzo, poco dopo esser uscito da scuola. Da quel maledetto giorno la loro vita si è spenta, assieme a quella del figlio maggiore, e come sottolinea la mamma Lucia: “ Continuiamo a sopravvivere, senza impazzire a questo vuoto incolmabile, soltanto perché abbiamo un altro figlio da crescere. Credetemi – dice- è un dolore lancinante, che non dà tregua, né il giorno, né la notte, perché un “bambino” non può perdere la vita a bordo del suo scooter, travolto da un’automobile, mentre fa rientro a casa, in pieno centro abitato. E’ assurdo, insopportabile. Io mio figlio non lo rivedrò più, anche se è vivo nel mio cuore”.

“Mi manca  la sua presenza fisica  – si sfoga mantenendo un contegno che le fa onore-. La nostra casa è vuota senza di lui, senza la sua solarità, il suo coraggio, la sua voglia di vivere. Siamo stati amputati.”
Nasconde gli occhi, che non hanno più lacrime da versare, mamma Lucia, dietro le lenti scure dei suoi occhiali da sole, che non riescono a schermare la sua profonda sofferenza, palpabile, vibrante e contagiosa, da far star male anche chi le sta accanto e metabolizza quella rabbia inespressa, quella mancata rassegnazione, che mai arriverà.

A tradire i sentimenti soffocati dentro una corteccia esteriore, in cui la mamma cerca di rifugiarsi, è la voce, singhiozzante, tremula, che vorrebbe gridare e invece viene frenata da una razionalità messa a dura prova.
Già, perché sopravvivere a un figlio è una condizione che una madre e un padre non si perdonano. E’ una lunga e lenta agonia, che consuma ogni giorno, che si nutre di ricordi, di risate che risuonano da lontano, irripetibili, come quegli abbracci che mancano, togliendo il fiato e le forze per alzarsi dal letto al mattino.
“Mio figlio frequentava il nautico- racconta Lucia, con orgoglio, ricordando l’entusiasmo del suo ometto- voleva andare a Malta. Dovevo preparargli il borsone per il viaggio, lo immaginavo già lì a divertirsi con i suoi tanti amici, ma non avrei mai pensato, invece, di doverlo andare a trovare ogni giorno al cimitero”.
E’ al cimitero, agganciata alla tomba di Renzo,  che Lucia, infatti, cerca ogni mattina conforto, quasi a non volerlo lasciare andare via, mentre suo marito si è chiuso in un silenzio assordante, separandosi da un mondo che rifiuta, per la sua crudeltà.
Su questa terra, franatale sotto i piedi, però, Lucia vuole ottenere giustizia per il suo angelo, affinché siano accertate le responsabilità sulla sua morte.
Giorno 13 febbraio, alle 9, si celebrerà al tribunale di Siracusa l’udienza preliminare del processo che farà luce sulle dinamiche dell’incidente: su quel devastante impatto, sugli accertamenti eseguiti sul posto, su diversi aspetti che ancora sembrano avvolti nell’ombra. Alcune anomalie tecniche sarebbero già state individuate dal legale che rappresenta in giudizio la famiglia Formosa, Gianluca Caruso, che vuole capire il perché non siano stati eseguiti su tutti i soggetti coinvolti nel sinistro alcune verifiche previste dal codice della strada.
“All’esito delle indagini- spiega il legale- notavamo con grande sorpresa che non erano stati eseguiti degli accertamenti che sono prassi in sinistri, anche con conseguenze molto meno gravidi quello del 21 aprile scorso. Notavamo, ad esempio, che non erano stati eseguiti gli accertamenti tossicologici e dei metaboliti urinari su tutti i soggetti coinvolti, così come non era stata sospesa in via cautelare la patente del conducente del veicolo”.
A stringere la mano di Lucia, la mamma di un compagno di Renzo, che il giorno dell’incidente era vicino a lui ed è scampato per un soffio all’investimento. Si sente una miracolata questa signora, che ancora puo’ abbracciare il suo bambino e, come tutti noi, non per questo dimenticherà quel terribile giorno.

Renzo è il figlio di Lucia e Giulio, ma è il figlio di ognuno di noi. La madre vuole   che venga fatta luce, assicurando eventuali responsabili alla giustizia, infliggendo pene esemplari,affinche’ fungano da deterrente per tutti gli utenti della strada, sui cui cigli non piangere più morti.

Accanto alla famiglia si è stretto il cordone umano tessuto dalle associazioni del territorio, tra queste in prima linea “Gli angeli” presieduta da Giacinto Avola.

Mascia Quadarella

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