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50 euro per ogni elettore e l’intemediazione del clan dei Crapula: assieme a Gennuso arrestati altri due uomini. Le conversazioni intercettate

Rosolini- 50 euro per ogni voto garantito e altri benefit: queste le cifre della compravendita che avrebbe caratterizzato nella zona sud del Siracusano, in particolar modo a Rosolini, la campagna elettorale per le Regionali 2017 del deputato Giuseppe, detto Pippo, Gennuso, conclusasi poi con la riconferma all’Ars dello stesso, nella lista dei Popolari e Autonomisti.

Un quadro scabroso, dalle mille sfaccettature culturali e sociali : da un lato i soldi, il vile dio denaro che “comprerebbe” la fiducia e il potere, facendo leva sul bisogno, annullando ogni principio di meritocrazia, mentre dall’altro, in uno sfondo di fame, la gente rassegnata pronta al baratto, a prestarsi al malcostume che la politica e una fetta dei suoi esponenti sembrano cucirsi addosso, ricamando i ghirigori dello squallore attorno a cariche che dovrebbero brillare di democrazia, di scelta libera del popolo.

Ad  offuscare ancora di più un dipinto,  pittoresco quanto  lugubre, la mano “amica” della mafia, che finge da un lato

Massimo Rubino

di “fare carezze” per poi “strozzare” e imporsi, dominare, “comandare”. La mafia che si confonde negli ambienti “bene”  riflettendosi sui  colletti bianchi.

Francesco Giamblanco

In concorso del  reato di scambio elettorale politico -mafioso contestato al deputato regionale siciliano Giuseppe Gennuso, 64 anni, infatti, ci sarebbero altri due uomini, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania: Massimo Rubino di 48 anni e Francesco Giamblanco di 31 anni. .
Giamblanco, esponente del clan dei Crapula attivo nel territorio di Avola, nonché   genero del capo dell’organizzazione, Michele Crapula, secondo l’esisto delle indagini della Dda, condotte dai Carabinieri,  prometteva di procurare voti all’onorevole in cambio dell’erogazione di denaro e di altre utilità. Proposte di pacchetti voti che pare Gennuso accettasse senza esitazioni, mentre a giocare il ruolo di intermediatore tra il procacciatore di voti e il candidato sarebbe stato Rubino, esecutore dell’accordo.

Un meccanismo che non avrebbe deluso le aspettative del trio, data la rielezione all’Ars di Gennuso. Dei tre arrestati l’unico a essere stato tradotto in carcere, nella casa circondariale Bicocca di Catania è stato Giamblanco, mentre Gennuso e Rubino stanno scontando presso le loro rispettive abitazioni i domiciliari.

Mascia Quadarella

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Giornalista