Ambulanti di via Giarre indignati: “A chi dovremmo pagare le tasse? Da dieci anni il Comune ha abbandonato il mercatino

Troppi posti abbandonati e mai rimessi a bando per l'assegnazione, all'amministrazione non interessa rilanciare questo posto che un tempo dava da vivere a decine di famiglie

Siracusa – “Ci vengono a cercare solo per pagare le tasse! Nessuno, però, si chiede  come facciamo a versare soldi a chi ci ha abbandonati? A chi dobbiamo dare quello che non possiamo? Forse a chi  non assicura manutenzione ai luoghi in cui ogni giorno lavoriamo, caratterizzati da: strade dissestate;zona alberata in balia del degrado, dove gli arbusti non vengono potati e i loro tronchi utilizzati come pattumiere o in casi estremi orinatoi, visto che mancano anche i bagni?”

Se lo chiedono coralmente gli operatori “superstiti” del mercatino rionale di via Giarre, a Santa Panagia, nel cuore del quartiere Tiche, che un tempo,a Siracusa, era un “vivaio” del commercio al dettaglio e che oggi appare come un solitario binario dismesso,  in attesa che i treni tornino a passare.  Il lungo corridoio “espositivo” tra i palazzoni dell’area popolare, infatti, ormai è quasi deserto, di clientela e di ambulanti. Ad occhio, una quarantina sono i posti  lasciati vacanti e diversi i box, un tempo comprati a caro prezzo per  assicurarsi un futuro, con i frutti del sacrificio di diverse generazioni di commercianti,  con le saracinesche abbassate ed anche arrugginite.

A percorrere l’asfalto logorato e  reso insidioso dalle radici degli alberi che lo crepano sono davvero in pochi: si contano sulle dita di una mano.

Gli operatori chiacchierano fra di loro, cercano di sdrammatizzare con il “mal comune mezzo gaudio”, ma la loro indignazione è palese.

 

 

“Non ce la facciamo più a campare. Abbiamo comprato questi box – racconta un venditore di filati, Sebastiano Midolo- per assicurare un reddito alle nostre famiglie e oggi a casa, quando va bene , riusciamo a portarci se è vero 10 euro, a fronte di spese di gestione altissime. Le tasse? Ci abbiamo sempre provato a pagarle, ma oggi è quasi impossibile. D’altronde a riqualificare questo posto chi ci ha pensato? Lo stanno facendo morire. Si ricordano di noi solo quando vengono a cercarci i voti, poi cadiamo nel dimenticatoio. Non ci sono vigili, troppi posti vuoti, la gente non scende più, preferisce andare in fiera il mercoledì e lì sicuramente la convenienza  c’è.  500 posti  occupati ogni settimana sicuramente portano nelle casse comunali più fondi, mentre a riempire qui non ci pensa nessuno.  Forse qualcuno pensa che qui non ci sia  più nulla da fare. Perché, invece, non fanno un  bando per assegnare  tutti questi posti abbandonati, che potrebbero dare linfa vitale a questo mercatino giornaliero?”.

“A chi dovrei pagare le tasse- sottolinea Angelo Parisi, fruttivendolo-  a chi ci ignora? All’amministrazione comunale che dovrebbe programmare la riqualificazione di questo mercato, premurandosi di assegnare questi posti vuoti che fanno venire la desolazione e non lo fa, da almeno dieci anni? Io frequento, vivo,  questo mercato da quasi 30 anni e qui la gente veniva in massa, ora non è più attratta da un posto dove c’è poca varietà merceologica e dove le strade sono distrutte e l’unico bagno che c’era, rimanendo la porta aperta h 24, è fuori uso. Devono venire a verificare, devono aiutarci a non chiudere e poi tutti saremo disposti a pagare suolo, tasse e quello che è dovuto.  Ma così non è giusto, non ci arriviamo, non ce la facciamo a sopravvivere”.

“I clienti rimasti- dice Katia Franzo- sono prevalentemente i residenti della zona, che magari sono affezionati ai commercianti più vecchi e scendono a comprare i prodotti giornalieri che gli servono. Poi hanno, essendo in prevalenza anziani , paura di inciampare e farsi male: cosa che non di rado accade. Io anche sono indietro con i pagamenti, e per tamponare l’assenza di entrate ho dato fondo a tutti i mie risparmi.  10 euro al giorno? Alcune volte io dopo una giornata di lavoro rientro con un guadagno di un euro. Assurdo ma vero”.

servizio di Mascia Quadarella

 

 

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