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Castello: ” Si attivino in ogni ospedale siciliano le culle termiche”

Siracusa – C’era una volta la “Ruota degli esposti”. Una bussola posta all’ingresso dei principali conventi e chiese delle città, dove le madri in difficoltà potevano abbandonare, in anonimato, i neonati che avevano partorito e che non potevano tenere con sé, assicurandosi che qualcuno di buon cuore si prendesse cura dei loro piccoli.  Oggi, per evitare gli abbandoni nei cassonetti o all’addiaccio dei bambini c’è la possibilità di partorire nelle strutture ospedaliere, dove affidare i propri figli, nel rispetto della privacy, ai servizi sociali non correndo il rischio di parti clandestini o abbandoni non coscienziosi. Una legge che però non è molto conosciuta dalle puerpere ed ogni anno in Italia l’inadeguata divulgazione delle leggi di tutela delle partorienti miete piccole vittime, che decedono a poche ore dalla loro nascita perché ritrovate troppo tardi, dal passante di turno. Per evitare che la “strage degli innocenti” continui, la leader del movimento politico ” Un passo avanti “, Costanza Castello, ha proposto  all’Assessorato regionale alla Sanità di prevedere l’installazione delle culle termiche, evoluzione contemporanea della “ruota degli esposti” in tutti gli ospedali siciliani, in modo da consentire alle donne di lasciare i propri bambini al caldo e consegnarle alle cure di personale qualificato, che saprà assicurargli gli interventi necessari a mantenerli in vita.

In ogni nosocomio dell’isola – afferma Costanza Castello, coordinatrice regionale del movimento – venga installata una culla termica posta nel muro esterno, riscaldata e dotata di un allarme acustico che permetta al personale medico di essere avvisato con celerità nel momento in viene lasciato un bimbo. Le culle termiche contrasterebbero efficacemente il fenomeno dell’abbandono e contribuirebbero a dare una risposta alle famiglie in attesa di adozione. Culle per la vita che sono già presenti in alcuni grandi centri italiani , come il Federico II di Napoli, il Sant’Anna di Torino, l’ospedale Careggi di Firenze, la clinica Mangiagalli di Milano o il policlinico Casilino di Roma, per fare alcuni esempi. La Sicilia non è estranea, fortunatamente, rispetto a queste eccellenze perché ci risulta che l’ospedale Cannizzaro di Catania abbia una nicchia in via Umbria, a lato della chiesa di Gesù Lavoratore”. “Ovviamente – conclude Castello- noi chiediamo un approccio sistemico al problema, desideriamo una classe dirigente regionale in grado di governare la questione per non determinare casi di serie A e di serie B a seconda della lungimiranza dei singoli dirigenti medici provinciali. Ci auspichiamo un giorno di vivere in una Sicilia dove ci siano le condizioni affinché non avvenga l’abbandono di un bambino ma nel frattempo lottiamo per salvare vite, è nostro dovere”.

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Mascia Quadarella
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Giornalista