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I No motivati alle Zes nei Sin di Augusta e Priolo degli ambientalisti locali

Augusta-Piano Zes (Zone economiche speciali) nelle aree Sin (Siti d’ interesse nazionale) per il Comitato Stop Veleni di Augusta e Decontaminazione Sicilia, in diverse parti  della Sicilia Orientale e ancor di più nell’area del triangolo industriale del Siracusano  (Priolo-Melilli.-Augusta), potrebbero diventare un binomio insidioso. Da generiche opportunità per il territorio, quindi, per gli attivisti- ambientalisti, le Zes calate nel territorio megarese e in buona parte di quello di Priolo, altamente contaminati, si potrebbero trasformare, invece, in ulteriori incentivi per l’industria non proprio eco-sostenibilie e non per le attività produttive ad impatto zero.  I volontari delle associazioni ambientaliste, organizzati in gruppi di lavoro e di confronto a contrasto dei gravi e problemi ambientali e di Salute pubblica che attanagliano una grande fetta della zona nord della provincia aretusea, hanno passato al setaccio il Piano delle Zes, infatti, al capitolo “Infrastrutture e servizi”, sarebbero state delineate condizioni del territorio, a loro dire, non rispondenti alla realtà dei fatti e allo stato dei luoghi oggetto della pianificazione.

“Apprendiamo – scrivono in un dettagliato comunicato stampa- che l’area in gran parte è stata oggetto di bonifiche, il che non è affatto vero e che siccome ivi insistono capannoni dismessi si può continuare l’industrializzazione. Per non parlare – continuano- dell’affermazione sull’ esistenza di  una “adeguata dotazione infrastrutturale”. Su questo rileviamo  che,  a parte i percorsi a pettine fra il fronte mare e l’autostrada,  tutte le infrastrutture viarie parallele a queste direttrici, cioè tutti i collegamenti fra le varie zone e quindi anche i raccordi alle direttrici principali sono in uno stato di degrado e abbandono. Segnaliamo anche che la linea ferroviaria che collega Siracusa a Catania e Messina consta ancora oggi di un solo binario e sempre sulle infrastrutture l’autoporto è stato finora l’ennesima cattedrale nel deserto”

Inoltre, gli attivisti sottolineano che: “A queste si aggiungono anche l’area dell’ex idroscalo e l’area Enel Tifeo in prossimità degli resti archeologici di Megara Iblea già ampiamente mortificati sempre nel territorio megarese; Nella perimetrazione del piano Zes rientrano anche alcune aree del SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Priolo non ancora sottoposte ad interventi di bonifica e ciò riteniamo non sia tollerabile”.

“Ed ancora- scrivono- dalla tabella 5.3 riguardante “Agevolazioni per le Zes” e dalla tabella 5.4 riguardante “Investimenti indotti dalle agevolazioni le Zes (valori cumulati 2019-2021)” e Infine nella tabella 5.6 riguardante “Esportazioni estere indotte dalle agevolazioni per le Zes (valori cumulati 2019-2021)” si evince chiaramente che nella area Zes si voglia proseguire con l’insediamento di altre raffinerie e impianti per la lavorazione di derivati del petrolio piuttosto che insediamenti a basso o nullo impatto ambientale, come la tendenza mondiale, europea e nazionale almeno fin qui a parole consiglierebbero”.

“Come da tempo paventiamo,l’istituzione del piano Zes, dunque, per noi,  così concepito non farebbe altro che agevolare la costruzione di impianti potenzialmente pericolosi, soprattutto in queste aree. Ci riferiamo, ad esempio,   al deposito di  GNL (Gas Naturale Liquefatto) all’interno della rada di Augusta Detto impianto, voluto dall’Autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale, verrebbe a trovarsi vicino alle raffinerie del petrolchimico di Priolo, con possibile pericolo di effetto domino in caso di malaugurata fuoriuscita del gas, altamente infiammabile, che verrebbe a contatto con le torce dei vicini camini”.

“Come se non bastasse l’area è anche ad alto rischio sismico- ricordano i rappresentanti del comitato e dell’associazione-  e all’interno della rada transitano anche navigli a propulsione nucleari, diretti alla banchina Nato”.

“In seguito a tali timori – proseguono nella nota- il Comitato Stop Veleni, Decontaminazione Sicilia, Natura Sicula e il Comitato Bagali-Sabuci-Baratti hanno già presentato lo scorso giugno un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa. Chiediamo pertanto all’amministrazione comunale megarese e alla Regione Siciliana una rettifica della perimetrazione Zes con l’esclusione di tutte le aree sottoposte a vincolo ambientale. Inoltre auspichiamo che il Comune di Augusta prenda una chiara e netta posizione contro la costruzione del deposito di GNL all’interno della rada di Augusta a garanzia dell’incolumità della cittadinanza megarese. Infine chiediamo alla Regione Sicilia che non si prosegua nella costruzione di impianti inquinanti e che si attui, finalmente, una politica volta all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini residenti nel quadrilatero industriale nonché l’avvio reale delle bonifiche del SIN di Priolo”.

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Mascia Quadarella
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Giornalista