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Coro Lirico Siciliano, ottima la prima dell’Aida, pubblico acclamante

Siracusa- È calata la sera sul Colle Temenite, “vestito” di nero e oro. L’aria è gonfia d’umidità e la calura crea una cappa insopportabile. Il pubblico che, decretando ancora una volta il tutto esaurito, occupa gli antichi spalti, nel tentativo di trovare refrigerio, sventola in una disordinata coreografia, variopinti ventagli, ondulanti come bandiere “senza nazione” impazzite.

Tutti si dimenano sperando in uno spiraglio di vento. L’irrequietezza generale si placa e scende un silenzio religioso, che sembra quasi asciugare di botto il sudore collettivo, riequilibrando i corpi sciroccati e resettando gli animi, per accogliere con i giusti onori i protagonisti dell’Aida. L’Opera verdiana portata in scena, con un cast d’eccellenza, dal Coro Lirico Siciliano, ieri sera, al Teatro greco di Siracusa per la Prima assoluta di questa edizione 2025 del Festival Lirico dei Teatri di Pietra.

A trascinare la platea, immergendola da subito nelle atmosfere, le emozioni contrastanti, gli intrighi e le trame spinate dei conflitti del mistico Egitto, durante il Nuovo Regno, sono i dialoghi di Adamès e Ramfis, Radamès e Amneris e Aida, esaltati dalle trascinanti voci degli interpreti: Pumeza Matshikiza, Walter Fraccaro, Veronica Simeoni, Badral Chuluunbaatar, Sultonbek Abdurakhimov , Deyan Vatchkov, Federico Parisi Leonora Ilieva.

A suggellare, accompagnando con armonia e discrezione, dal dietro le quinte, i quattro lunghi atti, ancora una volta, in un sodalizio artistico consolidato, L’Orchestra filarmonica della Calabria e il Coro Lirico Siciliano, diretti rispettivamente dai maestri Filippo Arlia e Francesco Costa, quest’ultimo ideatore della rassegna di successo, che ha reso la Lirica un bene culturale “Prêt-à-porter”.

 La regia di Salvo Dolce accarezza di innovazione la tradizione, come l’impianto scenografico, dalla struttura essenziale che assorbe le proiezioni di fondali digitalizzati, che in 3D offrono ambientazioni otticamente immersive.

Tra balletti, parate di eserciti d’epoca, marce trionfanti, giochi di fuoco, il protagonista assoluto, che emerge e si propaga come un’essenza evanescente che viaggia sulle note, insinuandosi nel profondo, narcotizzando il male, le guerre, le gelosie, la superbia e la sete di vendetta, rimane comunque l’amore tra Aida e il suo Radamès, che sull’altare del palco siracusano rinnovano magnificamente le loro promesse di fedeltà eterna.

I due “disgraziati” amanti, infatti, sfidano ancora una volta la morte, per donarsi un “per sempre” che valica i confini terreni e glorifica i sentimenti puri, che cambiano dimensione e lasciano un segno indelebile, che rende inerti gli angeli neri, impegnati ad annunciare il trapasso, scatenando l’applauso finale.

Il prossimo appuntamento con il dramma romantico, tradotto anche nella lingua dei segni per i non udenti, è per domani alle 21 al teatro greco di Tindari.

Mascia Quadarella

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Giornalista