
Enna- Non asettiche relazioni tecniche, non meri interventi di circostanza o indicazioni formali e unilaterali hanno caratterizzato il congresso della FLC-CGIL destinato ai dirigenti scolastici, svoltosi a Enna lo scorso fine settimana per affrontare il tema del ” disagio giovanile che chiede ascolto”. È stato, piuttosto, un prezioso scambio di esperienze professionali ed umane: un’analisi condivisa di teorie emergenti sulla maturità socio-affettiva e neurologica dei teenager contemporanei e una riflessione multidisciplinare e intergenerazionale sulla genitorialità e sullo stato di salute, funzionale ed emotiva, della scuola e dei suoi principali protagonisti: gli studenti.

Giovani che “deviano” o si “blindano” in microcosmi poco accessibili alla ricerca della loro identità, condizionata dalle pretese di una società esigente e iper-performante e dall’eccesso di digitalizzazione che sincopa le relazioni umane; giovani che, non sufficientemente indirizzati e presi in considerazione — specie nei tavoli decisori, come ha espressamente lamentato una delle esponenti della rete studentesca nel suo intervento — trovano nella scuola non una seconda casa, ma la prima d’elezione. È lì che le loro fragilità emergono e che, silenziosamente, chiedono aiuto. Eppure, la scuola è spesso affidata alla sola buona volontà degli addetti ai lavori, trasformandosi talvolta in teatro delle conseguenze estreme del disagio: aggressioni, autolesionismo, emarginazioni patologiche.

L’incontro, unendo le forze sociali e un capitale umano su cui investire, ha posto le basi per mettere in campo una serie di strategie di contrasto al dilagante fenomeno del disagio giovanile in tutte le sue forme. È emerso chiaramente l’isolamento della scuola, che spesso affronta i problemi affidandosi esclusivamente alla buona volontà di insegnanti e dirigenti, e che rivendica una connessione e una collaborazione con il territorio per prendere in carico gli studenti — o meglio le famiglie in difficoltà — quando le fase di ascolto e di primo intervento si sono esaurite.

Non un congresso in cui, come spesso accade, si condannano senza possibilità di appello i ragazzi delle nuove generazioni, ma un’occasione in cui, con coscienza e lungimiranza, ci si è interrogati su cosa, come e quando abbia trascinato molti di loro verso la deriva. Interessanti i contributi di criminologi, giudici minorili e responsabili di comunità per la comprensione delle complesse trasformazioni sociali che stiamo subendo e delle dinamiche che ne derivano.
