Ipotizzato gesto estremo, giovane cade da cavalcavia dall’altezza di 40 metri

Si sarebbe lasciato cadere nel vuoto di un cavalcavia di contrada Mostringiano un giovane di 33 anni del posto. Sgomento e disperazione suscitati da questa tragedia, che purtroppo non è isolata. Di recente, troppi giovani pensano di trovare nella morte la soluzione ai loro problemi, forse perchè lasciati soli dalle istituzioni. "Torniamo a curarci dell'altro, il consiglio di un giovane prete.

Priolo Gargallo –  Si sarebbe lasciato cadere da un cavalcavia di contrada Mostringiano, a Priolo Gargallo,  da un’altezza di 40 metri, un giovane 33 enne del posto, lasciando sgomenti i passanti e quanti si sono ritrovati ad assistere alla scena dei soccorsi.

Sul posto  si sono portati immediatamente i Carabinieri della stazione cittadina, i Vigili del Fuoco, l’elisoccorso, nel tentativo di strappare alla morte il giovane, di cui però, per le gravi lesioni riportate,  non è restato che constatare il decesso.

A far svanire ogni speranza in chi sopra quel ponte osservava sgomento le  operazioni, sperando nel miracolo, purtroppo è stato quel lenzuolo bianco steso su quel corpo ormai senza vita.

Si ipotizza il gesto estremo, sulle cui cause indagheranno gli investigatori, approfondendo sulla vita della vittima.

“Siamo troppo soli- commenta padre Andrea Rosario Lo Bello”

 Quella di questo primo pomeriggio non è una tragedia isolata, altri casi e altri tentati suicidi si sono verificati, di recente, nel territorio, molti dettati da insoddisfazioni personali, drammi familiari, disperazione scaturita da problemi economici dilaganti e dalle  scarse opportunità di emersione dal limbo infernale della disoccupazione.

Al di là del vissuto personale dei protagonisti di questi gesti estremi,  della loro fragilità emotiva, bisogna che le famiglie, le istituzioni, la società civile, la scuola facciano un mea culpa e si assumano le proprie responsabilità sui livelli di solitudine  e insoddisfazione che nel tempo si stanno producendo. Danni irreversibili, squarci esistenziali  che indeboliscono. progressivamente le persone, che arrivano al punto di non riuscire a fare fronte ai problemi quotidiani senza pensare di farla finita.

. “Siamo troppo soli- commenta in diretta la triste notizia, padre Andrea Rosario Lo Bello- non si riesce più a trovare un riparo certo, un conforto, nella comunità. Prima vivevamo nei quartieri, lì si consumavano le nostre giornate, ognuno sapeva tutto dell’altro e tentava di aiutarlo, oggi siamo inseguiti dal tempo, dalle mille faccende e di quell’altro non ci curiamo più. Ai giovani, in particolare, suggerisco di creare rapporti, legami umani, di riscoprire la comunità e di non disprezzare o rifiutare l’affetto che gli altri possono ancora offrire”.

Mascia Quadarella

 

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