L’informazione locale ha bisogno di sostegno, non di solidarietà post-mortem

Con la chiusura del Giornale di Sicilia a Siracusa va via una roccaforte della carta stampata nel territorio, ma di politiche a sostegno della categoria non se ne vedono da anni, anzi da qualche tempo qualcuno pensa di sostituire e sostituirsi ai professionisti dell'informazione

Siracusa- – Un’altra triste pagina per l’informazione locale siracusana è stata scritta, calata dall’alto e subita.  Dopo decenni di impegno nel raccontare il territorio, dalla cronaca alla cultura, garantendo imparzialità, deontologia, approfondimento, anche i vertici del Giornale di Sicilia, purtroppo, hanno deciso di chiudere e andare via dalla provincia aretusea.

L’ennesima “dismissione”, che fa i conti con tutto eccetto che  con il futuro occupazionale di tutti quei professionisti che, con sacrifici e fatica, hanno contribuito alla nascita, espansione e rilancio di questa realtà editoriale.

Una roccaforte  dell’informazione professionale , il Giornale di Sicilia, che chiudendo i battenti della redazione di Siracusa  porta via con sé un altro baluardo della carta stampata regionale, ormai disossata, ridotta ai minimi termini, destinata a scomparire, come quelle emittenti televisive, che per anni furono la voce dei Siciliani,  le cui redazioni periferiche (che assicuravano un reddito certo a diverse decine di famiglie, inclusa quella della scrivente) vennero chiuse nel quasi silenzio delle istituzioni e della classe dirigente, che si limitarono, di volta in volta, a qualche frase di circostanza, risultata inutile e indigesta.

E’ angosciante pensare che ormai l’informazione professionale debba arrendersi di fronte a quella improvvisata, senza filtro e a volte addirittura senza contegno, che viaggia su nuovi mezzi di comunicazione di massa, sicuramente più accessibili, comodi e veloci, ma spesso non sicuri, non attendibili, fuorvianti, perché non condotti da professionisti autorizzati.

Fa rabbia assistere alla fine di un’era in cui le notizie erano i giornalisti a darle, dopo un attento lavoro di acquisizione dati   da fonti attendibili, ufficiali, verificate e non  prese dalla bacheca del “vicino di casa” e rese virali, non pensando alle conseguenze che una fake news e/o una notizia riportata male possono produrre.

Non è passato poi molto tempo, anche se sembra un secolo fa, da quando bisognava attendere l’edizione dei tg per conoscere i risvolti dei fatti di cronaca e comprare il quotidiano dell’indomani per poter accedere ai dettagli degli eventi.

Oggi la politica locale esprime solidarietà, ma lo fa quando il dado è tratto, quando tutto ormai  sembra irreversibile, senza aver pensato mai ad un’azione preventiva.

E’ la classica vicinanza post-mortem che indigna, perché un po’ di responsabilità alcuni protagonisti della politica di ieri e di oggi, non tutti, devono assumersela: pochi o nulli i finanziamenti alle realtà locali, scarso il rispetto che si mostra per i professionisti anche quando ci si sostituisce a loro nella redazione dei comunicati stampa, biasimevole apostrofarli con dispregiativi quando riportano i fatti che non depongono a loro favore.

Fa piacere, invece, rispetto a qualche anno fa, vedere come la categoria dei giornalisti al suo interno si sia rafforzata, stia manifestando un livello di comunione che lascia ben sperare per il futuro, semmai ci sarà un avvenire,  di fronte a questa catastrofe annunciata e già in corso.

Forse è giunto il momento di reagire con quella “tolleranza zero”, che riportiamo spesso nei titoli di cronaca, riversandola  nei confronti di chi opera abusivamente nel nostro campo, rendendo sleale la concorrenza e svilendo una professionalità che è stanca di essere vilipesa. Giornali e Giornalisti liberi, in poche parole, sebbene feriti e mortificati, nell’anima e nelle tasche,  “Non siamo disposti a scomparire”.

Mascia Quadarella

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