
Siracusa- Facendo emergere “collusioni” e “retroscena” scomodi, Paolo Borrometi inizia ad assumere le dimensioni di un macigno dentro le scarpe dei mafiosi e di chi “cammina” assieme a loro. Per questo motivo, oramai, è costretto a ricevere, con cadenza ordinaria, minacce di morte, con le quali “convive” sotto scorta.
Le ultime sono state recapitate alla portineria della tv per la quale lavora: tre chiodi dentro una busta e la “condanna” ad averne poco di vita.
Accanto a Paolo e al suo lavoro di inchiesta giornalistica, quella che in pochi oggi hanno il coraggio di fare, si schierano tutti i colleghi e la società civile sana.
Tante le attestazioni di stima espresse al giovane collega sul suo diario di Facebook e al coro popolare si aggiunge anche quello della categoria professionale.
L’Ucsi Sicilia rivolge al collega la propria solidarietà .” I giornalisti cattolici di Sicilia – si legge in un comunicato- sostengono e sono solidali con il collega Borrometi, esprimono la loro preoccupazione e chiedono alle istituzioni il massimo impegno per tutelare la vita del collega.
L’appello lanciato, ormai è diventato un refrain che mira a rompere quei muri di gomma e di indifferenza che hanno circondato nei decenni passati l’attività di altri giornalisti antimafia, finiti con un “sasso in bocca”, come Francese o Pippo Fava.
“Non lasciamolo solo – ha sottolineato il presidente regionale dell’Ucsi Sicilia Domenico Interdonato – perché Paolo rappresenta tutti noi e i nostri ideali di un giornalismo sano”.
La solidarietà a Paolo Borrometi è stata manifestata anche dai due consiglieri nazionali dell’Ucsi, Gaetano Rizzo e Salvatore Di Salvo, che è anche presidente della sezione Ucsi Siracusa.
Mascia Quadarella
