In nome del curriculum del domani, bimbi “asfissiati”

  

   IN NOME DEL CURRICULUM DEL DOMANI…BIMBI ASFISSIATI DAGLI IMPEGNI

Per evitare di ingolfare le agende dei nostri ragazzi, dovremmo proprio inserire all’interno le “voci” che un freddo diario giornaliero non possiede: passeggiate, risate, coccole, carezze, parole e attenzioni. Tutta roba che non richiede alcun impegno…spiega la nostra pedagogista  Letizia Lampo

Giunti ad un momento della propria esistenza, molti adulti, di fronte all’inesorabile e rapido trascorrere del tempo, certi di non averne più abbastanza per poter coltivare ancora in prospettiva, decidono di seguire la filosofia del “carpe diem”, cogli l’attimo, dedicandosi a quello che più piace. Nei fatti, però, molti genitori, figli dell’iperattiva società contemporanea, che spesso predilige le quantità alle qualità, “bulimizzano” di impegni i  loro figli , nel senso che per renderne competitivi i curricula del domani, li iscrivono a centinaia di corsi, dei cui insegnamenti ben poco rimarrà, per rigetto dell’eccesso da parte dei piccoli allievi. Bimbi ai quali, già a partire dal 4 compleanno,  si negano spazi di libertà, ore da dedicare al gioco o alle loro reali e non indotte passioni, uniche capaci di ricaricarli e non deprimerli nel nome del  domani. Un futuro che potranno costruirsi anche senza prendere a cinque anni il patentino informatico europeo e senza aver conseguito a 13 anni le certificazioni di inglese globalmente riconosciute. L’infanzia dovrebbe equivalere a spensieratezza, ma i bambini di oggi sembrano costretti ad una corsa continua, ad un’apnea che gli impedisce di respirare ed assaporare il bello della loro età. Come evitare, dunque,  di imporre ai nostri figli le personali ambizioni, spesso irrealizzate? Come aiutarli a formarsi, ma senza imbottigliarli in giornate snervanti che ne risucchiano giorno dopo giorno le energie esistenziali, rendendoli soggetti stressati che non riescono nemmeno ad accennare un sorriso. Quel solare arco in fondo al viso  da stimolare e che dovrebbe sorgere spontaneo dietro una palla calciata in compagnia di coetanei, che lo fanno per divertimento e non per diventare il bomber dell’anno. Ad indirizzarci una pedagogista clinica, completamente immersa nel mondo “reso problematico” dell’infanzia moderna, Letizia Lampo.

Bambini che hanno un’agenda da fare intimidire un diplomatico od un deputato, perché la società di oggi nega la spensieratezza all’infanzia?

Viviamo una società che ha impostato la sua stessa struttura all’interno di una logica di “produttività” e “risultato”, per cui è molto importante vincere e competere agli occhi dell’altro, di un altro che pare essere lì per valutare proprio la tua produttività e i tuoi risultati. I bambini ne sono pienamente assorbiti in quanto figli di questa medesima mentalità! Sembra che in più “faccende” siano incastrati, più la loro immagine all’occhio del mondo sociale si abilita e venga riconosciuta! Per cui, si abbonda con l’inglese, la danza, la musica, il calcio, i tornei e chi più ne ha, più ne metta! La fascinazione collettiva vede tutto ciò come una immagine possente e soddisfacente di sé, ma ignora quanto questa ricada sui nostri figli in maniera drastica e avvilente in quanto li costringe a divenire ben presto parte inconsapevole di una struttura pensata per lui – e non da lui – ma che gli sottrae ogni minimo spazio. Proprio quello spazio, spensierato, che gli garantirebbe tutte le gioie ignote a diplomatici e deputati…

Come evitare di ingolfare le giornate dei propri figli, imponendogli solo impegni?

Per evitare di ingolfare le giornate dei nostri figli, dovremmo veramente riflettere attentamente sui reali bisogni dei nostri figli. Dovremmo guardare ai loro desideri e concedere tempo a quelle cose semplici che molte volte fanno la differenza. Spesso è proprio il “tempo” che dovremmo concedere ai nostri figli, ma proprio il tempo è diventato la prima “merce di scambio” nella vita iper impegnata dei nostri ragazzi. Non abbiamo più tempo da condividere, schiacciati come siamo da doveri e responsabilità, che sovrastano famiglie e figli. Di fatto, se provassimo ad interrogarci sui reali desideri dei nostri bambini forse ci troveremmo a fare i conti con i nostri sensi di colpa legati a impegni che sottraggono troppo tempo agli affetti, che ci rendono nervosi e che ci impediscono di condividere piacevolmente una passeggiata al parco. Per evitare di ingolfare le agende dei nostri ragazzi, dovremmo proprio inserire all’interno le “voci” che un freddo diario giornaliero non possiede: passeggiate, risate, coccole, carezze, parole e attenzioni. Tutta roba che non richiede alcun impegno…

 

Quante ore dovrebbero essere dedicate ad attività libere e non strutturate, per non rischiare l’esaurimento?

Imparare a rivolgere attenzione alle reali necessità dei nostri figli spingerebbe a ridurre le attività in due grandi categorie: le attività che nascono in conseguenza dei loro interessi e dei loro talenti e le attività che rispondono al bisogno di confronto e di creatività soggettiva. Per le prime attività vale la logica di apprendere competenze e abilità che aprono i nostri figli alla relazione e all’impegno, ma con le seconde si porta l’attenzione a quelle attività libere e creative che nascono spesso da quella cosa che tanto spaventa: la noia! Eppure, proprio la noia rappresenta per i nostri figli il baluardo – superabile! – che li spinge ad industriarsi, a immaginare, a ipotizzare, a risolvere, a creare, a crescere! Sicuramente, la relazione tra attività libere e strutturate è inversamente proporzionale all’età dei nostri figli per cui è molto importante che i tempi liberi concessi ad un bimbo molto piccolo siano di gran lunga maggiore rispetto a quelli proposti ad un ragazzino più grande! Il bambino piccolo ha un reale bisogno di confrontarsi con il proprio copro, con lo spazio e con la propria intelligenza attraverso il mondo non strutturato che la mente gli permetterà pian piano di riconoscere e rimodellare seguendo le proprie inalienabili capacità individuali.

Come comprendere se lo sport, lo strumento, o il corso di lingua straniera imposto al figlio costituisce per lui un disagio e come approcciarcisi per farlo emergere?

Di certo, dedichiamo veramente poco tempo a parlare con i nostri ragazzi e ancora meno ad ascoltarli, senza che l’ascolto sia sottilmente destinato a “manipolare” o a controllare le loro singole scelte! Eppure per comprendere un figlio è proprio indispensabile passare da questa angusta strada: ascoltarlo e riconoscere i suoi desideri e le sue necessità che spesso non aspettano altro che un destinatario che li riconosca! Parlare coi nostri ragazzi è un esercizio semplice ma delicato: richiede attenzione e tempo a loro dedicato. Significa concedere occasioni per confrontare le scelte e ritrovare in esse conforto o resistenza. Significa essere disposti a mettere in discussione ogni fase del dire e del fare e, in ultima analisi, apprendere a condividere senza paura quei piccoli o grandi disagi del crescere ai quali i genitori devono essere preparati. Imporre un’attività è certamente la maniera meno adatta di accostarsi all’interesse del figlio, ma la cosa sicuramente più colpevole è non riconoscerne le conseguenze, negando l’ascolto delle esperienze che il bambino realizza ogni giorno. Soprattutto di fronte a quell’impegno che non accoglie con favore. Attenzione e ascolto sostengono l’individuazione di ogni doveroso cambio di indirizzo se questo restituisce sicurezza e stabilità al bambino.

Mascia Quadarella

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