Politica:largo ai giovani ma senza inganni

L'impegno politico e civico delle nuove generazione va incentivato, purché la politica non sia vista come una sorta di talent show

Siracusa – La politica non è un talk show o un talent scout. Questo concetto dovrebbe essere  ben chiaro nelle menti di quanti, oggi, sperano di candidarsi per trovare un’opportunità di emersione, dall’anonimato o  dalla disoccupazione. In vista delle prossime tornate elettorali si è “risvegliato” un adulterato senso di impegno simil civico in prima persona, che sta spingendo molti ragazzi e ragazze siracusani  a formare o a  in inserirsi in liste con cui competere alle amministrative, non facendo le dovute valutazioni, al di là delle reali possibilità  di farcela.  Tutti pronti a metterci la faccia, ma per offrire cosa? Le parole, i buoni propositi e i bei  programmi, mutuati qua e là,  non servono certo ad una città che ha davvero bisogno di un “risorgimento” culturale e morale e soprattutto  gestionale. Prima di lanciarsi in avventure “pindariche”, magari ammaliati dal “canto di navigate sirene, che li inducono a scommettere,  per fare numero  a loro favore e non certo sostanza, dovrebbero avere delle basi solide di conoscenza, in primo luogo di diritto amministrativo e di storia delle dottrine politiche, dalle quali partire, per approdare ai risultati di riforma promessi e purtroppo in molti casi irrealizzabili. Ciò non significa precludersi l’opportunità di provarci, di spendersi,  ma con la consapevolezza che le aspettative potrebbero essere tradite dal responso delle urne, che non perdonano a nessuno la superficialità o l’affidarsi.  In politica, come nella vita,  infatti, l’ascesa dovrebbe seguire delle tappe obbligate e non la catapulta che spinge più vicini a una meta effimera, che produrrebbe delusione personale e comune. Quindi largo sì ai giovani, alla loro energia contagiosa, al loro fervore da neofiti, ma con la giusta convinzione che un incarico politico non assicura un posto migliore nel mondo e nemmeno un futuro agiato, per ottenere i quali ci vuole duro lavoro e esperienza maturata gradualmente, lontano da stereotipi e convenzioni ereditate dal passato, che ingannano, come fanno dalla notte dei tempi. E’ sicuramente una gioia, da incentivare e condividere, quella prodotta  dall’attivismo giovanile, purché non diventi lo strumento di competizione delle vecchie generazioni di amministratori, che hanno dimostrato di non farsi scrupoli nel disattendere le aspettative della collettività.

Mascia Quadarella  

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