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“Psicoanalettica” la cronaca atemporale del matricidio della regista Tona

Siracusa- L’elasticità, la trasparenza, la duttilità e la resilienza, proprietà chimiche della plastica, sono diventate metafore delle condizioni intrinseche, mutevoli, della mente umana, nelle cui “camere segrete”, a volte, cala un sipario, una trappola letale, che coibenta la ragione, svelando, invece, incontrollabili e sconosciute emozioni,  esasperate da paure, sete di vendetta, insicurezze, desideri insoddisfatti, morsi della coscienza.
Proprio la plastica è diventata l’elemento scenografico-simbolico predominante nell’opera teatrale “Clitennestra, voi la mia coscienza io il vostro Grido”, messa in scena, sabato scorso, al teatro comunale di Siracusa.

Accompagnata da un cast di giovani attori, abbastanza preparati, generatori di genuino pathos, la regista Alessia Tona racconta al pubblico, con effetti “psicoanalettici”, la tragedia del matricidio, trasferendo lo spettatore in una virtuale aula di tribunale, di cui diventa inconsapevolmente “giudice popolare”.
Lo fa seguendo una linea temporale evanescente, quasi impercettibile, in cui spesso il presente valica le frontiere del passato, con cui si amalgama per proiettarsi nel futuro, forse con la vana speranza di evitare il ripetersi degli “orrori già compiuti” .

Gli imputati, infatti, sono protagonisti di reati consumati a distanza di secoli l’uno dall’altro, eseguiti con dinamiche e moventi differenziati, ma che suscitano un sentimento sempre vivo, universale, di sgomento, d’ impotenza umana.

Non confonde gli spettatori, ma catalizza al contrario la loro attenzione,  l’accavallamento delle sequenze che narrano i due casi affrontati:  il delitto di Novi Ligure, di cui si macchiarono nel 2001 due fidanzatini adolescenti Omar e Erika, che trucidarono la madre e il fratellino minore della ragazza e l’uccisione di Clitennestra per mano del figlio Oreste, vendicatore del padre Agamennone, ucciso appunto dalla moglie, crimini familiari, questi ultimi,  scaturiti dallo scellerato sacrificio di Ifigenia.

Nonostante il verdetto di colpevolezza, unico e univoco,  appaia scontato di fronte a tanta crudeltà, emerge nel buio pesto l’ombra luminosa della seconda opportunità,  sebbene tormentata dalla presenza degli spettri delle vittime, a cui è stato interrotto il viaggio della vita.

Mascia Quadarella

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Mascia Quadarella
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Giornalista