I “Soffi” poetici di Riccardo Tinè domani in Ortigia

E' in atto un risorgimento poetico grazie a giovani lirici che esplorano l'anima e la propongono in versi

Siracusa –  “Soffi di natura” è  l’ultima raccolta di versi del giovane poeta  siracusano Riccardo Tinè, già vincitore di diversi concorsi letterari, che domani sera  sarà il leit motiv di un reading, con effetti a sorpresa, che si terrà in un noto locale notturno ortigiano. Riccardo sta portando in città un’ondata di risorgimento lirico, contagioso e coinvolgente, tra le giovani generazioni che rappresenta, distinguendosi dagli stereotipi di superficialità  che accomunano molti ragazzi e ragazze di oggi. Il suo linguaggio è espressione del suo pensiero, intimo, profondo, delicato ma capace di “urlare” tra le righe. La poesia è essenza e stile di vita per Riccardo, che rende musicali i suoi incontri, anche grazie al sottofondo di note suonate da alcuni suoi amici , compagni di viaggio nell’anima. Domani ad accompagnarlo nella recitazione dei testi ci saranno Mattia Savà, al pianoforte; Riccardo Barbarisi, al violoncello; Damiano Zeferino, alla chitarra. “Soffi di natura”, rinsalda quel rapporto ideale tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda, fatto di aneliti, sfumature, contorni, gioie e dolori, rabbia e serenità. Opposti che si alternano nell’esistenza di ognuno di noi, ispirando “canti” o “lamenti”, narrando “delusioni” o tessendo “speranze”.  Abbiamo voluto conoscerlo meglio , Riccardo, facendolo raccontare in questa intervista.

di Mascia Quadarella 

 

La poesia è un illusione, cos’é per te la poesia?

La poesia non è un illusione. Essa è vita, e ciò che è vita non è illusione. La poesia è intrinseca in noi, ed è incessantemente immanente ogni attimo, in quanto l’intero universo lo è. E’ sbaglio comune, ristringere il concetto di poesia con la sola “poesia in sé”. Perché la poesia, come è stato intuito dai greci è essenzialmente creazione, e fare( “poesia” deriva dal greco poiesis:“creazione” e dal greco poiein: “fare”). In una sola parola si sposano creazione e fare.Sopravvissuta a più di 3000 anni di fugace tempo, perché l’uomo ha voluto fare, ha voluto esserci per “imprimere impronte per le quali nemmeno il vento vuole asportare” (Corre, combatte per il suo sogno, Enzo Maiorca, Riccardo Tinè), essa è sempre in divenire perché noi lo siamo, cosi come l’attimo e l’universo. La poesia, quindi non è statica, ma un labor limae continuo. Scorrono esperienze, parole, emozioni che assumono forme diverse nel nostro ricco variegato tempo: un opera d’arte, mai conclusa.  La poesia è sensibile, perché è propria la sensibilità ad aiutarci a scoprire, e a scoprirci nel mondo: essa è un occhio, un udito, un tatto, un sapore, un respiro scrupoloso sull’infinita varietà del mondo. Consumato un instancabile amore per i sensi, si partorisce il nostro sesto: il sentire, la compassione, essere partecipi del “dolore” del mondo, e qui, che nasce la vera poesia. La poesia è un metodo per essere scrupoloso sull’infinito che ci circonda. S’amplificano il sublime percepire attraverso i sensi, e non ci si sazia più del fenomeno, ma si scava il noumeno: l’essenza delle cose.

La poesia non è puro esercizio verbale, e non è relativa al singolo individuo, poiché perirebbe: non ha alcun senso essere un piccolo fiore in una immensa terra deserta.

La poesia, scrivere è non accettare di dimenticare.

 

Chi sono i nuovi poeti?

I nuovi poeti sono dei fanciulli sognatori che inseguono l’arcana stella smeraldo.

I “nuovi poeti” sono sempre esistiti; accomunati dalla consapevolezza di poter potenzialmente Vivere, e dalla necessità di farlo.Essi, facendo poesia, sono prima partecipi passivi del tutto in quanto assorbono e interiorizzano interamente il mondo, e poi attivi, quando si regalano tramite l’esserci, alla poetica dell’universo. Non si rintanano mai in se stessi, come i poeti maledetti. Sono coloro che si soffermano su  un piccolo petalo d’un fiore in un mondo gigante, cosi frenetico e sordo. Per questo, essi vivono, gridano la speranza, per cercare di riesumare le tantissime orchestre insabbiate, per farle suonare. E cosi anch’esse possono risuonare, e poi far suonare. Essi trasformano un concetto proprio a uno universale che può essere cosi maggiormente e profondamente inteso. Inoltre utilizzano un linguaggio semplice, perché, vogliono esserci non solo per i pochi ma per il mondo intero.  I “Nuovi Poeti”, ascoltano sempre la Poesia, che non desidera essere ermeneutica, ma leggera come l’acqua nel nostro corpo, come l’acqua che riesce a trovare posto, ovunque.

Oggi, la poesia a Siracusa ha forme nuove e vive in due principali gruppi artistici(non solo di poesia): Liber Arte e Poetiaretusei 432. Essi organizzano eventi, e reading di poesia pubblici, propagandati attraverso i gruppi  Facebook. Ecco, chiunque potrebbe farne parte, vedendo come su Facebook, qualcosa che gli può arricchire la giornata, se non la vita.. Saggi indiani dicevano che possono bastare 2 parole, per far cambiare vite intere.

 

Quanta reticenza c’è verso la poesia a Siracusa?

Siracusa, è una città meravigliosa. E’ un locus, possiamo dire idillico, ove un immenso sole sboccia vita in qualunque angolo.Questo sole cosi luminoso, questo verde cosi rigoglioso, ci concede di guardare oltre la nebbia, un limpido cielo costellato da soffici sogni e il mare che brilla briosamente. La reticenza è grande nella gran parte della popolazione, particolarmente nei giovani, perché essi considerano la poesia, estrania al loro “credo” convinto, come che sia una dote estinta, data per lo più ai pochi, ai “fragili”.  La fragilità, la sensibilità, è essenziale, se non inevitabile, per vivere.Chi, pensa di non esserlo, aspetta solo che gli capita una malattia, o uno più muscoloso di lui, e cosi’ via.. capirà quanto lo è

 

Quali i motivi ispiratori?

L’eterna incessante musa Natura. L’ispirazione sorge proprio da lì, da percepirla, e sentirla il più possibile.

L’essenziale motivo ispiratore per cominciare a scrivere, a vivere,è la consapevolezza della fugacità del tempo, dell’esistenza che vuole riscattarsi dalla banalità, e di non volere dimenticare.

Quando sei veramente conscio della fugacità del tempo, non vuoi più farti scappare un attimo mentre “dipinge a se stante esauriente , meravigliose tele” (“Freme l’anima”, Riccardo Tinè).

 

Può ancora avere funzione sociale in un mondo poco poetico?

Si, ma prima che a scopo sociale, la poesia interviene sul singolo. Essa gli insegna a indugiare, a pensare. Implica un po’ di solitudine, la quale in questa falsa società è mal vista, invece d’essere intesa, come è davvero in realtà: cioè, essere al 100 per 100(e questo ce lo vogliono fare dimenticare).

Stare costantemente con le persone, fa dimenticare di rapportarsi solo con se stessi, riconoscersi, elaborare idee diverse: d’essere Uno, prima che tutto(società).

La poesia ha una compito sociale, solo se, prima viene recepita la sua funzione massima, essenziale, quella spirituale; essa invoglia d’essere una prospettiva sempre diversa sul mondo, e se ascoltata, cambia il modo di rapportarsi tra le persone e con il mondo. L’apice della spiritualità, è la compassione(di cui parlavo prima): il punto di inizio per l’Uomo, per l’Arte. Poiché, partecipi del dolore del mondo, si comincia a vivere per un unico Bene, il nostro, facendo si’ che perduri nel tempo, nelle nostre prossime generazioni. La poesia dunque, ha una funzione sociale e questo ce lo insegna il tempo; emblema è il Foscolo in “Dei Sepolcri”. Egli, tramite la poesia, acclamava che il frutto a marcire della sua epoca, potesse rifiorire, sanarsi solamente con la consapevolezza di un passato florido, costellato da gloriose gesta, e grandi uomini.

La storia forgia la nostra esistenza, in quanto ci fa capire d’essere passato, presente e futuro: d’essere un significato. Il singolo, si fa collettività, vera società, se è presente in essa, e persiste un livello di intesa, un livello comune di Poesia. Poiché  c’è scarsa ricezione soprattutto  tra i giovani, in quanto non esiste nessun insegnamento scolastico particolare per la Poesia e per l’Arte, bisogna che si istituisca la “poesia ricreativa dell’obbligo”. Essa, posta alla fine d’ogni anno scolastico, esorterà i giovani a ritagliarsi oltre che allo studio teorico, quelle occasioni di sole, d’energia, di alcuni momenti solo per se stessi. Essi, saranno invogliati alla sensibilità, a sentire di più.

 

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CircaMascia Quadarella

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