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Sulla gru dipendenti dell’ex Provincia regionale di Siracusa: “Subito i nostri stipendi”

Siracusa – Se avessero un briciolo di  dignità, rispetto alla tantissima, mista a pazienza, dimostrata in questi mesi di austerità assoluta dai dipendenti dell’ex Provincia regionale di Siracusa, dovrebbero chiedere scusa, fino a perdere la voce, i responsabili politici della fallita sperimentazione dei liberi consorzi comunali. Magari, facendolo dall’alto di quella gru, sulla quale sono saliti stamattina  padri e madri di famiglia siracusani, per manifestare la loro disperazione, perché da mesi, 5 questa volta, non percepiscono gli stipendi per portare avanti le loro esistenze e quelle dei  loro cari , che da quei soldi, un tempo certi, dipendono.

La situazione è ormai degenerata, divenuta paradossale, ma chi materialmente ha ingarbugliato la matassa sembra fare orecchie da mercante, non sforzandosi minimamente per  dipanarla, quasi come se il default annunciato dell’ente sia una questione secondaria nelle proprie agende, in cui le priorità rimangono le imminenti scadenze elettorali, piuttosto che l’ordinario disagio delle persone, centinaia nel siracusano, che hanno assaggiato per poco il gusto della serenità di un posto di lavoro “fisso”.

Di fisso, purtroppo, ormai vi è solo lo sguardo sul soffitto di questi dipendenti resi insonni da rate del mutuo saltate, sfratti alle porte, dal pressing delle finanziarie, dalle bollette insolute, dai conti in rosso e dai frigoriferi vuoti. Una situazione che si trascina da troppo tempo, e che ha messo a dura prova la resistenza e resilienza dei lavoratori, ma anche del resto dei cittadini, perché oramai le manutenzioni delle strade provinciali, delle scuole, dei servizi dell’Ente di via Roma, sono ridotti al lumicino e le omissioni  espongono a rischi la collettività, che forse non è più disposta a tollerarle.

Stamattina quella gru è diventata un totem contemporaneo  di rivendicazione dei diritti dei lavoratori, simbolo  delle vite sospese della gente che lavora e non viene pagata, di uomini e donne che hanno  lottato ed aspettato decenni per ottenere l’agognata assunzione e si ritrovano oggi  più precari di quando lo erano sulla carta.

Ed è ancora una volta una lotta contro il tempo, che va avanti, ma riporta indietro, in condizioni che si pensava di aver superato, per cominciare a respirare e si viene inghiottiti dal vortice che porta giù, l’umore e le speranze.

In realtà, qualche parlamentare regionale che, passandosi la mano sulla coscienza,  si sta “affaccendando” per ottenere gli stanziamenti c’è, ma forse è troppo tardi, oggi che tutto sembra cadere, piombare nel buio, che rende lontana la luce della normalità.

I sindacati stamane si sono affiancati ai lavoratori, si sono “arrampicati” metaforicamente e di fatto su quella gru, ma questa protesta rischia di scivolare ancora una volta sugli specchi dell’indifferenza della classe dirigente isolana, distratta dal fervore elettorale.

Da Roma ai dipendenti del Libero Consorzio Comunale di Siracusa ha espresso la sua solidarietà anche la segretaria nazionale generale della Cisl, Annamaria Furlan, parlando di “dramma sociale” sul suo profilo twitter. Un dramma che rischia di giorno in giorno di sfociare in tragedia, se non si daranno garanzie retributive e sul loro futuro occupazionale a queste 600 anime “in pena”.

Mascia Quadarella

 

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