
Siracusa- Le vibrazioni della lirica, il pathos assorbito per secoli e rifranto dalle pietre antiche del Teatro greco, le luci, le ombre ed i simboli dela scenografia caravaggesca di Alfredo Troisi, le travolgenti voci degli interpreti, appassionati, maestosi, ieri sera a Siracusa, hanno decretato il successo di pubblico della Tosca di Puccini, per la regia di Alessandro Cecchi Paone.
Il caldo umido ed un palcoscenico all’aperto, dall’acustica buona ma
non ottimale per la lirica, hanno costituito delle sfide, poi vinte e a pieni voti, per i produttori dello spettacolo, che hanno saputo creare armonia nel cast, tra adulti e piccini, talenti già affemati e di fama internazionale e debuttanti. Sul palco, infatti, era palpabile la sintonia, tradotta in sincronia, se non perfetta quasi, di corpi e anime che hanno creduto e investito nel progetto culturale.
Sublime, penetrante Svetla Vassileva, nelle vesti di Floria Tosca, pronta a sfidare il destino per l’amato, contro gli abusi del potentato di turno, che soccombe, però, sotto i suoi fendenti.
Donna dolce e tenace, Tosca, pronta a superare i mostri della gelosia e a sacrificarsi per difendere i suoi sentimenti e i suoi ideali di libertà e giustizia, che non lascia calpestare a nessuno. Un usignolo che si sporca le mani di sangue, come una tigre feroce, per non perdere la sua dignità e restituire la vita al suo uomo, condannato a morte.
Il manto della morte, però, avvolgerà entrambi, in un disegno impietoso del destino, che non risparmia nè i giusti, nè
gli impavidi.
Nei panni di Mario Cavaradossi, un carismatico ed emozionante Marcello Giordani, tenore di origini augustane, a cui il pubblico orgoglioso ha fatto sentire la vicinanza e l’affetto, durante tutte le scene. Eccelse le interpretazioni di Alberto Mastromarino, anch’egli applauditissimo nel ruolo del barone Scarpia, la cui uccisione è stata salutata con una standing ovation dal pubblico siracusano.
Ottima l’esibizione del Coro Siciliano, diretto da un instancabile Francesco Costa. Straordinaria l’interpretazione di
un altro siracusano, Adonà Mamo, sul palco come il pastorello, il cui timbro vocale lo ha reso ancora unico e inimitabile. Promettenti i piccoli del coro di Mariuccia Cirinnà. Un plauso all’orchestra, impeccabile. Emozionato il regista Alessandro Cecchi Paone, che ha portato in porto il progetto con l’apertura mentale che lo contraddistingue, dimostrandosi non solo un grande divulgatore di conoscenza ma anche teodoforo della grande bellezza dell’empatia.
