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Rete delle Mamme da Nord a Sud : “5G? No, grazie!”

Siracusa- “5G? No grazie, prima dimostrateci che non fa male alla Salute”. E’ questa la posizione netta assunta dalla Rete delle “Mamme da Nord a Sud”, sulla nuova generazione, la quinta appunto, di tecnologie wireless, che promettono di farci viaggiare ad altissima velocità sulla rete, ma dei cui effetti sull’uomo c’è ancora molto da approfondire. Una chiamata alla responsabilità che le madri, dal Veneto alla Terra dei Fuochi, dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Puglia, rivolgono alle istituzioni italiane, in una lunga e dettagliata osservazione, che vi riportiamo nel paragrafo sottostante. Madri, ricordiamo impegnate in prima linea nella lotta contro ogni forma di inquinamento, tra cui anche quello prodotto da campi elettro-magnetici.

Il comunicato stampa della “Rete Mamme da Nord a Sud

“Noi non siamo contro la tecnologia –scrive la Rete di tutela ambientale e di vigilanza sulla Salute- ma l’implementazione della didattica a distanza nella scuola, in questo periodo d’emergenza per il Covid-19, sta traghettando l’Istruzione pubblica, verso una via pericolosa, dove viene messo in discussione il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica, salute e gestione delle risorse umane.

In nome del mantenimento della continuità scolastica, del diritto all’istruzione, mai così sbandierato come in questo periodo, si sono investite grandi risorse economiche in piattaforme private, in strumentazione, date in comodato d’uso gratuito alle famiglie, senza però  nemmeno fornire indicazioni sull’uso corretto di questi dispositivi.

“L’assunto che i campi elettromagnetici inducano effetti biologici solo di tipo termico e non altri ben più pericolosi, è smentito da numerosi studi scientifici- sostiene il gruppo, elencando una serie di link che rimandano ad articoli vari sul tema.

“È necessario – dichiarano le mamme- considerare studi scientifici non viziati da conflitti di interesse. Questo è stato ribadito anche nella recente storica sentenza (14/01/2020, 721/2017) della Corte d’Appello di Torino,  che ha riconosciuto la relazione causale fra insorgenza di neurinoma ed esposizione professionale a CEM.

I rischi sanitari per esposizione a radiofrequenze sono molteplici.

Aspettiamo di conoscere i risultati di Mobikids, uno studio condotto con fondi pubblici dal 2010 al 2015 in 14 paesi europei, Italia compresa, che indaga sul rischio di tumori cerebrali nell’età compresa tra 10 e 24 anni in relazione all’uso di telefoni cellulari. A distanza di anni nulla ancora si sa: quanto ancora dobbiamo aspettare per conoscere i rischi che i nostri figli corrono? Perché questo ritardo? Ci deve forse insorgere il dubbio  che questi risultati non siano affatto rassicuranti.

In più, l’art. 82 del decreto “Cura Italia” incoraggia le Compagnie di telecomunicazioni allo “svolgimento di ogni utile iniziativa per potenziare le infrastrutture di comunicazioni elettroniche”.

Circa il potenziamento di tali infrastrutture, purtroppo, già due anni fa, nella delibera 231/18/CONS dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, emergeva che al momento l’Italia risulta essere il primo paese in Europa chiamato a definire procedure di assegnazione di tutte le bande “pioniere”, congiuntamente con l’obiettivo di favorire una tempestiva transizione verso i sistemi 5G.” E in questo caso, essere al primo posto, non ci fa affatto piacere, visto che il nostro Paese è già primo in classifica per alta incidenza dei tumori infantili.

Noi non possiamo e non vogliamo affrontare una strada di fatto senza ritorno, quella del 5G.

Noi stesse, le nostre famiglie ed i nostri figli siamo già fin troppo sofferenti ed angosciati perché viviamo in siti altamente inquinati in attesa di bonifiche che mai abbiamo visto concretizzate. Consapevoli che ad ogni boccone, ad ogni sorso d’acqua, ad ogni respiro assumiamo sostanze tossiche che lentamente ci avvelenano e sappiamo bene che, nostro malgrado, abbiamo avvelenato i nostri figli quando già li portavamo in grembo, trasferendo inconsapevolmente a loro tutti i veleni che avevamo in corpo.

Ricordiamo, inoltre, che qualsiasi sperimentazione sull’Uomo, senza consenso rappresenta una violazione del Codice di Norimberga. Su questo principio, sono già stati depositati esposti presso le competenti autorità sovranazionali, in ambito di inquinamento da standard “5G”.

Mai, come nel corso dell’attuale pandemia, sentiamo ripetere dai decisori politici che “prima viene la Salute e poi l’economia”! Musica per le nostre orecchie che vorremmo continuare ad ascoltare, perché la salute e la vita che il Covid-19 porta via non sono diverse da quelle che si porta via l’inquinamento, a causa di Pm10 e Pm2,5, diossine, pfas, pesticidi e altri innumerevoli inquinanti persistenti contro cui lottiamo da sempre.

Forse che un avvelenamento lento e diluito nel tempo, quale quello provocato dall’inquinamento chimico e fisico, suscita minor effetto di un evento acuto, come l’attuale epidemia?

Per questo uniamo la nostra voce a quelle già levatesi da attivisti, ricercatori, scienziati e da centinaia di Sindaci che richiedono una moratoria sulla implementazione del 5G.

Noi chiediamo di non promuovere il 5G sino a quando non saranno effettuati seri studi indipendenti, che documentino in maniera esaustiva l’assenza di effetti biologici avversi per la salute umana, su altre forme di vita e sull’ambiente nel suo complesso, e sino a quando non saranno valutati in modo democratico e partecipato scelte che riguardano l’intera cittadinanza ma soprattutto la salute dei nostri figli”.

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Mascia Quadarella
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Giornalista