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“Grazie per aver trasformato il mio dramma in occasione di crescita”, la lettera di una paziente oncologica alla sua chirurga

Siracusa- All’epoca dell’emergenza Coronavirus, tante e giustificate sono le lamentele di pazienti cronici ed oncologici che denunciano di aver subito un disservizio, un rallentamento nei piani terapeutici, lo slittamento a data da destinarsi  di delicati interventi chirurgici, prolungamenti  d’attesa per visite specialistiche.

L’assistenza sanitaria, infatti, a causa del Covid-19, procede su due binari paralleli, ma su cui si viaggia a velocità differenziate, anche se il treno, alla fine,  arriverà.

In questo scenario, a tratti surreale, c’è chi non è stato ringraziato abbastanza, per essere andato oltre il dovere professionale, votandosi all’altro, stravolgendo le proprie esistenze e quelle delle proprie famiglie: i medici, gli infermieri, il personale ausiliario, gli autisti del 118. Protagonisti attivi di questa lotta che spesso, con una dose di ingratitudine, si danno per scontati.

In una giornata di fine novembre, è giunto alla nostra redazione, un delicato appello di una paziente oncologica.

Maria Luisa Damanti, che abbiamo imparato a conoscere per il suo impegno sociale, la sua lotta contro il cancro e le campagne per sensibilizzare alla prevenzione contro i tumori femminili, ci chiede di poter ringraziare pubblicamente la sua chirurga, la dottoressa Francesca Catalano e i membri della sua equipe della Breast Unit dell’ospedale Cannizzaro di Catania.

In piena pandemia questo affiatato gruppo di lavoro, infatti, non si è risparmiato, dando seguito alla promessa fatta: “rimuovere quel carcinoma mammario” che, pur non facendosi più strada nel suo corpo, grazie alle terapie chemioterapiche ormonali somministratele,  a Maria suonava ancora come una minaccia, di cui liberarsi, nonostante la presenza delle metastasi.

E così la chirurga siracusana, in servizio nel capoluogo etneo, ha proceduto, portando Maria sul tavolo operatorio, infondendole quella speranza di cui aveva bisogno, mentre fuori da quella sala operatoria la concentrazione collettiva era riversata sui nuovi contagiati, la conta dei posti letto, i decessi, i guariti.

Maria nella sua altalena di emozioni, così come ha imparato a fare, tra paura ed entusiasmo, dopo il fisiologico black-out emotivo che ha caratterizzato i giorni successivi la diagnosi di cancro, non ha perso tempo e con la benda sul seno, con la ferita ancora pulsante, ha afferrato la tastiera del suo telefonino per dire grazie a chi è stata sua “macchinista” lungo il percorso di questa malattia, che non è stata ancora debellata, ma sicuramente ostacolata e probabilmente anche bloccata.

La lettera

Avete trasformato il mio dramma personale in occasione per crescere

Cara dottoressa Catalano,

mente illuminata, mano ferma, cuore d’oro e sorriso rasserenante, voglio ringraziarla perché, con la sua presenza autorevole e costante, è riuscita a trasformare la mia iniziale rassegnazione al peggio in una sfida, che strada facendo mi ha arricchita. Quando sono approdata nel suo ambulatorio mi avevano detto che avrei avuto ancora poco tempo da vivere, lei invece mi ha fatto capire che il tempo non doveva essere un nemico, bensì un alleato.

La nostra è stata una corsa avviata in ritardo, ma condotta con equilibrio, per tappe, fino a quello che io considero un traguardo tagliato.

La vittoria resta una incognita, ma io grazie a lei sono salita sul podio della speranza di potercela fare, ancora per un bel po’. 

La ringrazio per aver scelto di continuare ad operare in mezzo alla tempesta, a considerarci persone e non numeri nel marasma delle statistiche con cui veniamo aggiornati ogni giorno sull’evoluzione della pandemia.

La ringrazio perché lei non mi ha mai negato un messaggio chiarificatore, una pacca sulla spalla quando stavo cadendo e un abbraccio quando ancora era possibile e una strigliata quando avevo bisogno di essere scossa.

Ringrazio lei e i suoi collaboratori  e la preziosa dottoressa Giusy Scandurra per aver trasformato il mio dramma personale in un’occasione per rimettermi in gioco,  che mi ha lasciato qualche cicatrice, cambiandomi comunque in meglio. Grazie a lei, a voi medici, che non indossate il camice, ma lo avete scolpito nell’anima, ho conosciuto l’amore per me stessa, per la vita e per gli altri”. Di voi e con voi parlerei all’infinito, ma anche per il cancro ho imparato a essere diretta e sintetica…Semplicemente grazie per quello che avete fatto, per me e per tante altre, e continuerete a fare!” Maria Luisa.

servizio di Mascia Quadarella

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Mascia Quadarella
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Giornalista