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Si annidano tra le sterpaglie: diversi i casi di puntura di zecca, anche in spiaggia. I consigli del primario del Pronto soccorso di Siracusa

Siracusa- Diverse spiagge  del siracusano, di pubblica fruizione,  non vengono ripulite in tempo per la stagione balneare e dei grandi afflussi,  purtroppo tra le sterpaglie, dove si annidano animali di ogni genere, possono anche essere presenti delle zecche, che sfuggono al controllo e vanno a finire sul corpo di bambini che giocano sulla sabbia, ma anche sui bagnanti che prendono il sole. Uno degli ultimi casi, segnalati alla nostra redazione, ha visto pungere dall’odioso acaro un bambino  che si divertiva nella spiaggetta di Punta del Pero, attorno alla quale la vegetazione secca oramai fa da padrona, come in altre aree cittadine e di mare del capoluogo.

La puntura di questi insetti produce allarme nei genitori, che temono i rischi e le conseguenze che comporta. Per evitare pratiche scorrette nel gestire eventuali punture, magari applicando quelle tramandate da costumi popolari, che vogliono debellare la zecca, ad esempio, bruciandole la testa con la punta di una sigaretta accesa o irrorandola di alcol, che spesso finiscono per creare effetti più dannosi della puntura sulla cute, abbiamo chiesto il giusto comportamento da osservare per contrastare uno dei “mali ” della stagione calda al primario del Pronto Soccorso, dell’Ospedale Umberto I, Carlo Candiano (nella foto).

” Non fatevi prendere dal panico- consiglia l’esperto-. Prima che l’acaro possa produrre un’infezione deve stare a contatto con l’organismo almeno 6 ore. La zecca, meglio se lo fa chi è competente, va rimossa al pari di una vite, in senso antiorario, curandosi di non far rimanere attaccato alla pelle il rostro, quella sorta di pungiglione con cui l’acaro si fa strada”. ” Nell’attesa di far visitare il paziente al Pronto soccorso o dal medico di base, o in guardia medica- continua il dottore Candiano- un metodo casalingo efficace potrebbe essere quello di paralizzare e soffocare l’insetto con del gel , di quelli anche comunemente usati per modellare i capelli, noi  naturalmente usiamo per farlo quelli medicali”. “Una volta rimossa la zecca- spiega il medico- bisognerà monitorare il paziente per circa tre giorni, e agire con l’antibiotico solo nel caso dell’insorgenza della febbre”.

Intanto sarebbe il caso che la città venisse ripulita di sana pianta, in modo da evitare i patemi d’animo a tanti genitori che, con le temperature proibitive delle ultime settimane, cercano refrigerio al mare. Una sana prevenzione lascerebbe trascorrere in serenità queste ore di svago ad adulti e bambini. Maggiore profilassi, inoltre, servirebbe nei parchi pubblici con presente il verde, delle frequenti disinfestazioni potrebbero abbassare i rischi.

Mascia Quadarella 

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Giornalista