“Che ne sarà di noi”,se lo chiedono gli ex dipendenti di Spaccio alimentare

Il personale dell'ultimo ipermercato all'interno delll'ex centro commerciale I Papiri in cerca di risposte, oggi con un sit-in davanti il Tempio di Apollo

Siracusa- A poche settimane dall’inaugurazione del nuovo centro commerciale di contrada Fusco, ribattezzato “Archimede”, chi vorrebbe risorgere dalle ceneri de “I papiri”  sono i dipendenti dell’ultimo ipermercato al suo interno, vale a dire “Spaccio alimentare”.

77 anime, con famiglie a carico,  in cassa integrazione straordinaria (Cigs) e l’incertezza sul proprio futuro occupazionale, nelle tasche, tra l’altro vuote.

Il  presente di questi uomini e donne, con figli a cui soddisfare esigenze, mutui o canoni d’affitto da versare,  è contrassegnato ancora  da diverse mensilità di stipendi mai percepite, inoltre  gli emolumenti di febbraio  sarebbero ancora”in lavorazione”e quelli di marzo e aprile 2019 non ancora erogati.

Per cercare di capire “che ne sarà di loro”, questa mattina, supportati dalle sigle sindacali di categoria, sono scesi a manifestare, prima al Tempio d’Apollo, con striscioni che lanciavano chiari appelli di sostegno, e poi avrebbero chiesto udienza al Prefetto, al fine di valutare la possibilità di fargli convocare un tavolo con tutte le parti della vertenza, in modo da poter comprendere, finalmente, se nutrire o meno le giuste speranze sull’eventuale assorbimento di tutto il personale in Cigs da parte dell’azienda, qualsiasi essa sia,  che subentrerà, come da iniziale accordo.

” Troppe poche informazioni- spiega Alessandro Mangiafico, Rsa della Cisl- troppe parti coinvolte, tempi troppo lunghi e purtroppo poche informazioni a noi diretti interessati, del cui destino si tratta, nonché la richiesta di riunire attorno ad un tavolo in Prefettura tutti i soggetti coinvolti  rigettata più volte”.

” Vorremmo sapere cosa ci aspetta, il primo semestre di cassa integrazione è in scadenza, poi verrà prorogato di mese in mese, intanto i soldi che finora abbiamo visto sono pochi, mentre le spese sono le stesse di quando lavoravamo, vorremmo solo chiarezza e un maggiore impegno delle istituzioni nei confronti del nostro diritto al lavoro, in bilico, sospeso”.

Mascia Quadarella

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