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Siracusa ha detto no alla corruzione e ai Sistemi, sprigionando nello spiazzale del Pantheon il fresco odore di “pulito” della libertà

Siracusa – “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale, che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e della complicità”. Lo affermava il compianto giudice Paolo Borsellino.

Oggi più che mai questa frase, questa riflessione condivisa, rimbomba da un lato all’altro di una città come Siracusa lanciata finalmente, grazie alla presa di coscienza di gran parte dei suoi abitanti, verso un riscatto valoriale e non solo d’immagine, pronta a inaugurare una nuova fase storica, impermeabilizzata dal fango che purtroppo nel recente passato l’ha travolta.

Un pensiero a voce alta di un Uomo esemplare che ha anteposto eroicamente l’interesse della gente, dei Siciliani, alla propria vita che, lasciando a chi ne cattura l’essenza una scia di odore di pulito, si estende naturalmente, come insegnamento universale, ad ogni forma di criminalità organizzata o ad attività delinquenziali di varia natura e quindi anche a quei sistemi, costruiti dai colletti bianchi, forse davvero – per metodi e non certo per gli obiettivi – lontani dalla longa manus di Cosa nostra, se intesa come truppa violenta e armata, ma non per questo meno condannabili o addirittura tollerabili.
Sistemi deleteri, come quello denominato Siracusa, comunque nutriti dalla corruzione, dal malaffare, fondati su relazioni e favoritismi tra uomini detentori di un qualsivoglia potere –politico, economico o giudiziario- da sabotare con la denuncia, come è accaduto, probabilmente  dopo anni di far finta di nulla,  nel capoluogo aretuseo.

Qui, i creatori del meccanismo infernale, almeno quelli oggi indagati, pensavano di aver messo su una sorta di “camerata” imbattibile, perché insospettabile, protetta dal ruolo sociale “perbene” dei suoi attori principali, che forse  si sentivano immunizzati dai tentativi di smascheramento partiti da  di chi ne subiva i tiri mancini, che poi per fortuna sono andati in porto, scoperchiando il contemporaneo vaso di Pandora e  liberando la speranza di un avvenire migliore.

Un sistema, per fortuna, riconosciuto e perseguito da una magistratura capace di svolgere il proprio dovere, che ha danneggiato non solo il volto pubblico di Siracusa ma anche le casse della città, oltre a  ostacolare e rallentare l’attività amministrativa,  soprattutto quando alla guida di Palazzo Vermexio c’era il sindaco Garozzo, che ha avuto il coraggio di rompere  il silenzio, pur rischiando di rimbalzare su un muro di gomma.

Una muraglia di silenzio che però è stata smantellata  e i Siracusani ieri hanno voluto ribadire, durante una manifestazione , organizzata nello spiazzale del centralissimo Pantheon, il loro basta ad ogni forma di corruzione e il  sì, il sostegno, ad un’amministrazione della città limpida e trasparente.

La cittadinanza è scesa in piazza seguendo l’input  dato dal contenuto di una lettera scritta, qualche giorno fa, dall’attuale sindaco aretuseo, Francesco Italia, in cui rigetta con determinazione l’ipotesi che possa essere accolta l’istanza di patteggiamento di due degli indagati del “Sistema Siracusa”, che potrebbero scontare soltanto poco più di due anni di carcere e pagare un risarcimento di circa 30 mila euro ciascuno.

Indignazione che la gente ha voluto condividere e sostenere, prendendo parte all’evento, organizzato in poco meno di un giorno, e contrassegnato dal collegamento telefonico con  l’audace giornalista antimafia Paolo Borrometi, che ha denunciato in più occasioni e in diverse aree della provincia di Siracusa le sospette collusioni tra mafia (storici clan) e esponenti politici, anticipando anche l’avvio di indagini giudiziarie, i cui esiti poi hanno confermato le denunce partite dai tasti del cronista.
Quella di ieri è stata una serata simbolica, una testimonianza corale attraverso cui ribadire  come l’unico strumento per contrastare il malaffare sia quello di stare dalla parte della legge, della correttezza etica,  al di là dei propri credi politici.

Ieri, infatti, le bandiere dei partiti sono state accantonate e nello spazio pubblico erano presenti  consiglieri comunali di diversi schieramenti,  oltre a numerosi rappresentanti di associazioni e liberi cittadini: tutti  accomunati dall’esigenza di Libertà e trasparenza.

Mascia Quadarella

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Mascia Quadarella
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Giornalista